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Poligono a Bologna: tra storia e attualità

Via degli Angeli, il luogo di uno dei poligoni della storia bolognese (foto www.museodellosportbologna.it).
Via degli Angeli, il luogo di uno dei poligoni della storia bolognese (foto www.museodellosportbologna.it).

Via degli Angeli è una stretta e dritta viuzza vicino a Porta Castiglione che, nel corso dei secoli, ha sempre ospitato piccole attività artigianali e popolari raccolte intorno alla chiesetta, restaurata a inizio Novecento da Alfonso Rubbiani in stile romanico, e ancora oggi visibile. Nei suoi pressi, il 5 maggio 1862, venne inaugurato alla presenza del Presidente della neonata Società di tiro a segno bolognese e di alcuni appassionati il primo poligono di tiro cittadino chiamato, come veniva detto allora, il “bersaglio”. Posto tra le abitazioni a ridosso dell’antica cinta muraria era lungo trecento metri, largo quindici, con solo tre linee di tiro e, vista la particolare posizione, creava non pochi problemi agli abitanti che spesso venivano presi involontariamente di mira da qualche maldestra schioppettata. Per più di vent’anni il piccolo poligono funzionò tra le lamentele del quartiere e la gioia dei partecipanti alle gare che, come riportavano le cronache, mettevano in palio apprezzati prosciutti, salumi e vini provenienti dalla campagna.

Nel 1885 il Comune decise di spostare il tiro a segno in una zona più consona scegliendo quella tranquilla e periferica dell’Arco Guidi che collegava il Meloncello alla Certosa. Il nuovo spazio, più ampio e attrezzato del precedente, poteva ospitare i numerosi tiratori bolognesi i quali, grazie alla possibilità di utilizzo di armi all’avanguardia e alle lunghe e numerose linee di tiro trovarono, finalmente, una comoda casa.

Tutto filò liscio fino al 1925 quando, per volontà del podestà di Bologna Leandro Arpinati che, in quell’area, aveva deciso la costruzione della più grande cittadella dello sport italiano con lo stadio come attrazione principale, i tiratori bolognesi dovettero nuovamente fare fagotto. La nuova sede fu individuata lungo il corso del fiume Reno e, per la cifra monstre all’epoca di 360 mila lire, il nuovo poligono fu costruito con le più moderne attrezzature e arredamenti, grazie al progetto dell’ingegner Barattini. Purtroppo gli orrori della guerra non risparmiarono nemmeno questo luogo che, nonostante i bombardamenti subiti tra il 1943 e il 1944, fu utilizzato come spiazzo ideale per numerose fucilazioni di partigiani da parte delle brigate nere locali. Grazie allo sforzo di alcuni volenterosi il poligono fu riaperto nell’immediato dopoguerra e nello stesso luogo dove si trova ancora oggi.