Ven. Nov 15th, 2019

Tempi Supplementari

Lo sport a Bologna, soprattutto

L’intervista doppia: Ugo Mencherini e Vittorio Longo Vaschetto

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Tempi Supplementari è nato nell’agosto di 11 anni fa, dall’intuizione di due studenti universitari, Ugo Mencherini e Vittorio Longo Vaschetto, che coltivavano il sogno di fare radio. Da allora, Tempi Supplementari ha attraversato molte stagioni, cambiato diverse emittenti e, senza falsa modestia, ha incontrato la simpatia e il favore del pubblico. Negli anni, Tempi Supplementari si è anche allargata, aprendo prima una pagina Facebook, trovando nuovi collaboratori e, ora, aprendo anche il proprio sito internet.

In occasione di questa inaugurazione, vogliamo perciò ricordare i momenti più belli, o semplicemente quelli più strani e divertenti, con un’intervista doppia Ugo-Vittorio.

Ti ricordi dove e quando è stata partorita l’idea di Tempi Supplementari?

Ugo: «Credo sui banchi dell’università. Frequentavamo entrambi la triennale di Ingegneria Energetica e scrivevamo già di sport per il sito Federossoblu dell’amico Riccardo. L’idea di cominciare a parlare anche in radio di calcio e Bologna F.C. ci è venuta in una triste aula di Viale del Risorgimento, durante una lezione di Radioprotezione».

Vittorio: «Ti correggo: era durante una lezione di Scienze delle Costruzioni. La materia ti porta alla disintegrazione dei neuroni e, in preda ad un raptus di pazzia, ci siamo messi a parlare della cosa e a mandare mail a tutte le radio regionali di allora. Il fatto di aver scritto su Federossoblu ci diede il “gancio” per scrivere un curriculum più o meno credibile e la allora Radio Tau ci diede la possibilità di iniziare il nostro percorso in radio. Mi ricordo che alla prima trasmissione non mi funzionò la cuffia e rimasi in silenzio i primi 5 secondi…».

Cosa ha rappresentato per te all’inizio Tempi Supplementari e cosa rappresenta ora?

Ugo: «All’inizio una scommessa: non sapevo se sarei stato in grado di condurre una trasmissione radiofonica, di renderla interessante e di darle continuità nel tempo. Poi, per un certo periodo, è diventata un lavoro, con la prospettiva di poter essere quello della mia vita. Adesso è tornata a essere prevalentemente una passione, di quelle cui non rinuncerei mai».

Vittorio: «Era il coronamento di un obiettivo: il potercela fare senza raccomandazioni assieme a una delle persone più care nella mia vita e di cui mi fido maggiormente. Non sapevo dove potevamo arrivare; sapevo solo che avevamo passione, entusiasmo e competenza. Avrei voluto anch’io trasformarlo nel lavoro della mia vita e abbiamo accarezzato il sogno più volte. Ora, questo, rimane nel cassetto ma dopo qualche anno buio è tornato ad essere divertente, stimolante e bello da fare e programmare. In radio sei nudo e riesci a trasmettere, se vuoi, chi sei veramente».

Qual è l’intervista più bella, o quella a cui sei più legato?

Ugo: «Sicuramente quella a Klas Ingesson, fatta nel momento in cui sembrava essersi ripreso dalla malattia. L’ottimismo, la voglia di vivere e la forza di volontà che trasparivano dalle sue parole erano commoventi».

Vittorio: «Klas Ingesson su tutte. La dimostrazione che un uomo malato, può trasmettere una lezione di forza, coraggio a persone – io per primo – che spesso si lamentano per delle sciocchezze. Ricordo con enorme piacere anche l’intervista realizzata a Danilovic, con le prime parole in serbo, dopo averlo rincorso a Belgrado per quasi un mese».

Flashback: la tua prima volta in radio, in TV, in radiocronaca.

Ugo: «In radio è stata nel lontano 2006, ai microfoni di Radio Tau. Ricordo ancora Carlo, il direttore, che mi ripeteva di sforzarmi per far trasparire più entusiasmo possibile con il mio tono: conduttori che si divertono rendono la trasmissione molto più godibile; questo è un insegnamento che mi sono sempre portato dietro. In tv risale al settembre 2009, quando Telesanterno, dopo una serie di ospitate estive, decise di lanciare Tempi Supplementari come trasmissione vera e propria. I primi minuti furono duri: l’emozione, le luci e le telecamere che svelavano tutto quello che in radio restava mascherato dietro un microfono. Poi ci sciogliemmo, lanciammo la nostra prima intervista televisiva, a Carletto Mazzone, e andò tutto per il meglio. La prima volta in radiocronaca è stata invece al San Paolo di Napoli, per un Napoli-Bologna 3-0. Sette ore di camioncino dandoci il cambio alla guida, l’arrivo allo stadio in mezzo ai tifosi del Napoli che ci guardavano storto, la radiocronaca fatta al cellulare perché i microfoni non funzionavano, altre sette ore di notte al volante per rientrare. Un’esperienza non semplice, ma che non dimenticherò mai e che rifarei ora».

Vittorio: «In radio, assieme a Ugo, nel 2006. Mi ero portato un foglietto nel quale leggevo le cose: mai fare questo errore. In radio, come ci diceva il nostro allora direttore artistico Carlo Magistretti, devi essere naturale, mai leggere cose a pappagallo e far divertire la gente che ti ascolta cercando di farla sentire parte attiva della trasmissione. In TV fu nel 2009 a Musica e Sport, un programma su Telesanterno dove si commentava del Bologna in parallelo con il liscio. Fu tutto molto strano ma, quella, fu la vera palestra per riuscire a gestire emozioni, tempi e comunicazione in un mondo a noi nuovo come quello televisivo. La mia prima telecronaca, non radiocronaca, fu per la Virtus Bologna nel 2012 assieme ad Alessandro Barbalich ex diesse di Pesaro, amico e agente FIBA. Lui lo conobbi per un errore di invio mail e da li nacque una bella amicizia che mi permise di averlo con me tante partite in quella stagione. Mi ricordo ancora l’emozione nell’annunciare da bordo campo, cosa che ho sempre sognato fin da bimbo, le formazioni: tutto andò benissimo. Ho altri due flash: Cento-Fortitudo di 2 anni fa. Causa inagibilità della tribuna stampa feci tutta la radiocronaca in mezzo alla Fossa dei Leoni che cercava di inserirsi in diretta. Livello di difficoltà mostruoso ma se ci ripenso, sono ancora qui che rido. Infine, passando al calcio, la radiocronaca dello stesso Napoli-Bologna dopo 7 ore di camioncino all’andata, senza soldi per la benzina, con postazione radio che non funzionava e con la telecronaca fatta tutta per telefono. Fu una partita sciagurata ed il ritorno da comiche, con la spia della riserva che si accese a quasi 70 chilometri dall’arrivo, un dramma avendo finito i soldi. Riuscimmo a parcheggiare alle 6,30 e alle 8 avevo il mio primo giorno di lavoro nell’azienda per cui ancora oggi opero. Rifarei la cosa 2.000 volte e 2.000 ancora».

Raccontaci l’aneddoto più strano o particolare di 11 anni di trasmissione.

Ugo: «Quando Davide, nostro amico e regista ai tempi di Radio Tau, ci fece uno scherzo mandando in onda, al posto dell’ospite telefonico concordato, una signorina di una hot line».

Vittorio: «Rispondo senza leggere quel che dice Ugo. E dico, senza alcun dubbio, la telefonata assurda che, i nostri registi-amici Leonardo e Davide ci passarono in diretta… tale Sabryna Rios sexy trans che intervenne in diretta ai nostri microfoni. Tutto molto bello».

11 anni di convivenza in coppia (quasi sempre) sono lunghi: quale il vostro segreto?

Ugo: «L’amicizia. Tempi Supplementari non è nato in una redazione o in studio, ma dalle idee e dai sogni di due amici. E questi 11 anni non hanno intaccato né la nostra amicizia, né la nostra voglia di sognare».

Vittorio: «Il rispetto reciproco pur avendo i nostri difettucci; il dirsi le cose, sempre, in faccia; l’aiutarsi nei momenti difficili della vita: Ugo ed io abbiamo percorsi simili. In poche parole la vera amicizia che penso traspaia anche a chi ci segue da poco».

Rimpianti: legati a Tempi Supplementari? Qual è stato il punto più basso? C’è mai stato un momento in cui volevi smettere?

Ugo: «Il rimpianto è forse quello di aver rinunciato troppo presto all’idea di far diventare Tempi Supplementari e l’attività giornalistica il lavoro della mia vita. Ho rischiato di smettere dopo aver trovato il mio primo impiego ‘non giornalistico’: devo dire grazie a Matteo, all’epoca redattore sportivo a Telesanterno, per avermi convinto a non mollare e continuare entrambe le attività. Il punto più basso penso di averlo toccato nel 2013, dovendo fare i conti con la ‘censura’ nei nostri confronti per via delle posizioni anti-societarie (all’epoca il Presidente era Albano Guaraldi) della trasmissione. Il tempo poi ci ha dato ragione: sappiamo tutti com’è finita quella parentesi».

Vittorio: «Il fatto di non aver avuto le condizioni familiari per poter investire il 100% del mio tempo in questa avventura: chi inizia questo percorso fa sì una cosa splendida, ma deve mettersi nell’ordine delle idee che sei fai tutto da solo devi rinunciare a tempo, soldi (contano anche quelli) e mandare giù tanti magoni. A chi ha il fuoco sacro dentro, però, dico di provarci finchè può perché far diventare una passione il tuo lavoro è una cosa preziosissima. In un paio di occasioni l’idea di smettere c’è stata: il filo comune era l’assenza di rispetto umano e le prese in giro buoniste… però sono e siamo ancora qua. Penso che il sogno di farlo diventare un mestiere sia solo nel cassettino o, almeno, mi piace pensare che sia cosi».

Obiettivo futuro legato a questa testata giornalistica e a Tempi Supplementari in generale.

Ugo: «Continuare a crescere e dare un futuro a Tempi Supplementari, coinvolgendo tanti ragazzi giovani e bravi come quelli che compongono la redazione di questo sito. Vogliamo fare bene e vogliamo che Tempi Supplementari sia sempre più conosciuto nell’etere bolognese e, chissà, non solo».

Vittorio: «Continuare a far ciò che faccio con onestà intellettuale, entusiasmo, coinvolgendo nuove leve brave, entusiaste, nel nostro percorso. Aggiungo anche che ringrazio di cuore tutte le persone che ci hanno accompagnato in questi anni e che l’impegno di persone/maestri come Ugo Bentivogli sono colpi di teatro che la vita ti regala e che ti dona entusiasmo in periodi inaspettati. Spero che Tempi Supplementari possa essere sempre di più un punto di riferimento per chi vuole respirare lo sport bolognese e la bolognesità in generale a 360°».

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