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Tempi Supplementari

Lo sport a Bologna, soprattutto

Sabato il convegno “Il Bologna Fc 1909: un bene comune”

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Il tifo bolognese a Empoli (foto BFC)

Il 14 maggio, dalle 9,30 alle 13 presso la sala di via in Via Ranzani 14/D, si terrà il convegno “IL BOLOGNA F.C. 1909: UN BENE COMUNE. Una Città che gioca assieme alla Squadra?”, organizzato da Tempi Supplementari con l’Università di Bologna e l’Associazione Futuro Rossoblu. Stefano Martelli, Marco Bonazzi e Manuel Gulmanelli, tra i relatori del convengo che sarà moderato da Ugo Mencherini e Vittorio Longo Vaschetto, sono intervenuti ieri sera a Tempi Supplementari, in onda sul circuito Radio Nettuno-Radio International condotta da Ugo Mencherini e Vittorio Longo Vaschetto con la collaborazione di Ugo Bentivogli. Ecco le anticipazioni di alcuni dei protagonisti che hanno presentato l’appuntamento.

 Stefano Martelli, Responsabile dello SportComLab, Università di Bologna: «È un’idea alla quale stiamo lavorando da almeno quattro mesi, per riunire tante persone con esperienze differenti intorno al Bologna e a una città che vuole giocare insieme alla sua squadra. L’Università, tra le prime in Italia, si è occupata di calcio e tifosi. Non c’è solo un’Alma Mater che, con i suoi 928 anni, è la più antica del mondo ed è nata a Bologna da studenti che si sono inventati l’Università. Da circa 30 anni tra le prime in Italia si è iniziato a studiare il calcio, il tifo e fenomeni come la violenza. Erano gli anni subito dopo la strage dell’Heysel, che ha causato morti e feriti. La striscia di sangue ancora dura e, oggi, si è giustamente severi contro queste vicende. Antonio Roversi, sociologo del Dipartimento di Scienze dell’Educazione, ha iniziato ad interessarsi a questi aspetti: ha fatto studi a Bologna e in Italia, poi ha allargato lo sguardo all’Europa, pubblicando diversi libri dedicati al calcio e alla violenza, in cui si parla delle tipologie di tifosi nei vari paesi europei. Non solo gli hooligans, che allora erano sulla bocca di tutti e temuti da tutti, ma anche i tifosi pacifici, come i roligans danesi. Si tratta di un mondo che lui ha saputo far emergere e conoscere a tutti in Italia, anche se c’erano altre università in cui questo problema veniva affrontato, come Genova e Milano. Insieme a queste ricerche empiriche, però, Roversi ha pubblicato testi importanti per la sociologia in generale e del calcio in particolare. Nel mondo si era iniziato a studiare questi fenomeni sociali, ritenendoli giustamente molto importanti e Roversi li ha fatti conoscere anche in Italia. Nel nostro Paese, l’Università di Bologna è stata tra le prime a fare questi studi, che adesso continuano con lo SportComLab, laboratorio di comunicazione dello sport e dell’attività fisica del Dipartimento di Scienze dell’educazione. Ben volentieri ospitiamo questo seminario che vuole dare più voci sul tema dei tifosi della squadra di calcio e di una città che vuole rilanciarsi attraverso tante iniziative. La squadra, quest’anno, ha saputo attirare l’interesse di molti ed essere in serie A anche la prossima stagione è molto importante. A noi interessano molto i tifosi come realtà che, aggregandosi liberamente attorno a una squadra, con la loro fantasia e la loro creatività esprimono l’esistenza di una comunità. È un fatto simbolico, ma ci sono reti sociali che sostengono questi simboli, basta pensare alla maglia e ai colori che persistono da quando la squadra è stata fondata. I coloro sono peraltro quelli del comune di Bologna, che ha avuto una storia molto bella e un ruolo importante, a livello internazionale, nel corso dei secoli. Si tratta di una tradizione molto forte in una società che è cambiata rapidamente e, come tutte le società, minacciata dal tarlo dell’individualismo che porta le persone a chiudersi in una specie di bolla fatta di telefonini, macchine e appartamenti personalizzati in cui le relazioni sono globali ma a conti fatti la rete non c’è. Invece una squadra e il tifo possono essere l’occasione per tanti di riscoprire di appartenere a una comunità reale e urbana Ci sono già ricerche e risultati sulla bellezza del Bologna: uno studio sui cimeli raccolti negli ultimi 80 dai tifosi rossoblù che hanno dimostrato l’esistenza di questo legame tra la squadra e la città. Sabato una ricercatrice di SportComLab, la professoressa Giovanna Russo illustrerà tanti cimeli, compresi i più gloriosi come la Mitropa Cup del 1937».

 Manuel Gulmanelli, Presidente Futuro Rossoblù: «Quello che il convegno rappresenta per Futuro Rossoblù è perfettamente rappresentato dal copricurva di sabato scorso. Lo slogan era “Bolognesi siamo noi”, con la skyline della città e con i colori rossoblù. È il simbolo preciso di quello che il convegno rappresenta per Futuro rossoblù: l’unione tra l’amore per la propria squadra e per la propria città, qualcosa che va oltre il semplice tifare e andare alla partita, ma riguarda il senso d’appartenenza e lo spirito di comunità. La nostra associazione in questi anni ha fatto da controllore dei conti della società in quanto socio dal capitale non rilevante dal punto di vista economico ma dal grande valore morale, come peraltro ha ribadito più volte Saputo. Ad ottobre, durante l’ultima assemblea dei soci, i proprietari hanno voluto mantenere in vita la partecipazione azionaria dei tifosi nonostante ci fosse la possibilità di cancellarla con un aumento di capitale. Grazie a un tecnicismo le associazioni sono state tenute in vita e la città partecipa ancora al capitale sociale del club. Ci siamo chiesti quale possa essere il ruolo, da qui in avanti, di Futuro Rossoblù ora che c’è una proprietà solida su cui è nostro compito continuare a vigilare ma che, ovviamente, ci dà meno pensieri di quella precedente. Vorremmo fare da collante tra città, società e squadra, testimoniando i nostri valori e i nostri interessi. Contro il Milan c’è stata una testimonianza dell’amore infinito che c’è tra la tifoseria e la città: credo che la proprietà abbia ben compreso questo amore. Il 14 maggio ci sarà, quindi, una bella occasione per parlare di Bologna e del futuro della città, visto anche dal punto di vista delle infrastrutture chiave, come lo stadio. E di come Futuro Rossoblù può aiutare a portare avanti i valori dei tifosi dentro questa comunità».

 Marco Bonazzi, Sociologo dello Sport: «Per organizzare questo convegno sono scese in campo diverse forze della città, dall’Università ai mezzi di informazione, passando per i tifosi attorno a un tema concreto. Il mio intervento sarà relativo al tema della scarsa presenza dei tifosi negli stadi italiani. Il punto di partenza sarà la situazione di Bologna, ma il ragionamento si può allargare anche ad altre città. I problemi sono evidenti quando le televisioni inquadrano gli spalti. Saranno toccati i temi dello stadio, dell’integrazione e delle eccellenze di Bologna a sostegno della squadra. Possono essere individuate quattro aree: quella economica, in cui c’è il Bfc come proprietà e tutte le imprese economiche private del territorio bolognese. Poi l’Amministrazione comunale e Il Terzo settore, con l’associazionismo e il volontariato. Infine, i tifosi e le famiglie. Queste quattro aree vanno integrate per trovare sinergie di cui tutti possono beneficiare, dal Bologna alla città. Pensando in particolare ai tifosi, in primo piano ci sono le relazioni viste come una risorsa. L’obiettivo è fare tutti insieme fronte comune per un grande futuro della squadra e della città».

 Vittorio Longo Vaschetto, Ugo Mencherini e Ugo Bentivogli per Tempi Supplementari (Radio Nettuno)

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