Lun. Dic 9th, 2019

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David Bowie is

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La mostra dedicata a David Bowie al Mambo ha già attirato più di 100mila visitatori.

È un successo incredibile quello riscosso dalla mostra David Bowie is al Museo d’arte moderna di Bologna, il Mambo. Più di 1000mila visitatori hanno reso omaggio al Duca bianco, meglio conosciuto con il nome David Bowie. Una rock star? Molto di più: un eclettico trasformista cantante, attore, e ballerino, ma soprattutto un uomo capace di trasformare in arte le contraddizioni di una società in evoluzione, nonché le fragilità e l’alienazione dell’animo umano. Un aspirapolvere di influenze artistiche e letterarie, capace di proiettarle al di fuori come da un caleidoscopio spaziale. Tanti gli esponenti finiti nel suo lancialaser: Little Richard, Jimi Hendrix, Marcel Marceau, Lou Reed, Andy Warhol, Iggy Pop, Vince Taylor, Stanley Kubrick, solo per citarne alcuni. Non aveva paura di mostrare la sua sessualità anticonformista, ostentava il travestitismo, sapeva cogliere il fermento sociale e trasformarlo grazie ai personaggi che creava e che faceva esibire sul palco al posto suo. La sua voglia di sperimentare, di non fermarsi mai, il suo essere in continua ricerca, il saper essere uomo e donna e il sapersi sempre reinventare in un vortice letterario, artistico e musicale, hanno reso esplosiva ed originale ogni sua esibizione.

L’affluenza alla mostra-tributo all’artista dimostra quanta voglia ancora ci sia di lasciarsi trasportare dall’originalità, dai colori, dalle sensazioni. Dopo una fila interminabile lo spettatore in possesso di biglietto entra nel museo, dove viene accolto con la consegna delle classiche cuffiette e da lì si parte per un viaggio sensoriale e tridimensionale all’interno di varie stanze, ognuna delle quali ripropone, con suoni ed immagini, la carriera artistica di David Bowie.

Ad ogni angolo il visitatore è attratto da una nuova scoperta: il David cantante, il David attore, il David uomo. Si curiosa all’interno della sua vita personale, scoprendo le storie di schizofrenia che hanno affetto quasi tutti i membri della sua famiglia. Si curiosa all’interno dei suoi esordi, si scoprono i suoi primi travestimenti. Si sale con lui al successo condividendone i momenti di difficoltà, passando per l’abuso di sostanze, fino alla scoperta di un nuovo equilibro. Si ascoltano le parole dei suoi collaboratori, dei suoi amici e ci si fa contagiare dalla sensazione di straordinarietà che questi hanno provato nel lavorare con lui. Ogni oggetto è collocato dentro riquadri tridimensionali, che con giochi di specchi o di prospettiva, fanno entrare il visitatore all’interno di uno squarcio singolare. Ogni volta che si avvicina ad uno schermo il sensore consegnato all’entrata, si attiva e l’audio si collega al video che si sta guardando, o ai pezzi di diario che si stanno leggendo, o ai costumi esposti, agli spezzoni dei film da lui interpretati. È un viaggio in isolamento, in cui solo la voce commossa della “sdaura” che grida «mo dio com’era belo!» ricorda al visitatore la presenza di tanti altri viaggiatori. Fino ad arrivare all’ultima grande stanza, in cui la musica smette di fuoriuscire dalle cuffie e fuoriesce dalle pareti su cui sono collocati decine di giganteschi boxe di forma cubica, che si trasformano in alternanza da schermi di proiezione in trasparenti veli sotto quali appare il costume di ogni suo concerto.

La mostra di Bologna, che terminerà il 13 novembre, è solo l’ultima tappa del tour partito da Londra nel 2013 e poi passato per Chicago, San Paolo, Toronto, Parigi, Berlino, Melbourne, Groningen, Roma, Mantova, Milano. E ancora una volta, per David Bowie, fino all’ultimo giorno, è SOLD OUT.

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