Mar. Set 17th, 2019

Leonardo Bonetti racconta i suoi bolognesi: ecco La Giovane Dotta

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Sogni, aspirazioni, voglia di emergere e imparare, il tutto inebriato da Bologna e dal rapporto che la città ha costruito con i suoi giovani, sono al centro del volume La giovane dotta di Leonardo Bonetti, un volume articolato in 18 interviste ad alcuni tra i più talentuosi under 25 di Bologna. Un viaggio per far conoscere uno spaccato rappresentativo della nostra società che si dipana tra vicende sportive, universitarie, culturali e musicali di giovani, bolognesi di nascita o che in città hanno scelto di mettere radici, interessati ad imporsi nel loro campo contribuendo, col loro talento, anche alla crescita della città.

Un giovane che parla ai giovani: quali sono le tue attività? «Sono nato a Bologna nel 1992 e ho studiato chitarra classica al Conservatorio e, successivamente, ottenuto la laurea triennale in Psicologia presso l’Università di Bologna. Ora sono in Danimarca, all’Università di Aarhus, dove ho ottenuto un Dottorato di ricerca in Neuroscienze della musica».

Parlaci del libro. È composto da 18 interviste ad under 25, come li hai scelti?  «La selezione degli intervistati è stata fatta assieme a Viero Negri, che ha scritto anche la prefazione del volume, tentando di offrire un panorama, il più ampio possibile, delle diverse sfaccettature di giovani bolognesi legati ad ambiti diversi. Sport, università, mondo artistico e culturale: l’intenzione, soprattutto, era quella di far conoscere storie che avessero, come incipit iniziale, l’unione tra città, istituzioni e giovani con attività specifiche negli ambiti che cercavamo».

Esiste una storia che ti ha colpito in modo particolare? «Sicuramente quella della nuotatrice Cecilia Camellini, modenese di nascita e bolognese d’adozione, vincitrice di due medaglie d’oro e due di bronzo alle Paraolimpiadi di Londra 2012. Lei è non vedente dalla nascita, ma attraverso la sua grande forza interiore, ha trasformato l’handicap in una opportunità di successo ottenendo risultati straordinari. Una vicenda di grande insegnamento per tutti».

La copertina del libro La Giovane Dotta.
La copertina del libro La Giovane Dotta.

Alla luce del tuo volume quali impressioni hai su questo spaccato giovanile della città? «In prima battuta quello che emerge è la grande speranza nel futuro che accomuna tutti, nessuno vuole gettare la spugna. Ogni intervistato è consapevole delle difficoltà da affrontare, ma c’è grande voglia di lottare in modo positivo. Quello che mi ha colpito maggiormente è stata la totale mancanza di recriminazioni nei confronti della situazione generale del paese o delle generazioni precedenti, bensì, solo una grande voglia di conquistarsi uno spazio per evolversi e migliorarsi. L’insegnamento dei più adulti viene visto come qualcosa di importante e da seguire, ma che non deve pregiudicare la giusta aspirazione a raggiungere gli obiettivi prefissati.

Un esempio particolare? «Forse il più rappresentativo è quello legato a Leonardo Candi e al suo rapporto con la Fortitudo. In estate, prima dell’inizio del campionato di A2, aveva ricevuto diverse offerte economicamente importanti, ma la sua decisione di sposare il progetto biancoblù è stata più forte di tutto. Un esempio importante che fa capire come un giovane, se messo nelle condizioni di crescere e lavorare per il proprio futuro, può comportarsi in maniera corretta e responsabile senza dover rincorrere facili guadagni o esperienze non ancora in linea con la sua età».

E ora torniamo a te. Il rapporto con il Bologna. «Tifo rossoblù da sempre e seguo le partite dall’estero ora che sono via. Il ricordo più dolce, senza dubbio, la prima partita che ho visto allo stadio: Bologna-Fiorentina nel 1999. La gara finì senza reti, ma l’ingresso allo stadio e la visione del campo verde illuminato dai fari della sera, sono emozioni uniche che non si scordano più».

Cosa ne pensi invece della stagione attuale? «Dopo un buon inizio non è stata esaltante; bisogna già pensare a costruire la squadra del prossimo anno tenendo la base attuale. Verdi è il giocatore che più mi piace, insieme a Krejci, e da loro, più i giovani acquistati in estate, serve creare la base per la squadra del futuro. Ciò che spero è di vedere un Bologna meno altalenante nei risultati, senza i troppi cali di tensione che hanno contraddistinto le ultime stagioni, nella speranza di migliorare anno per anno».

Hai in programma presentazioni del tuo libro prossimamente? «Prima di tornare in Danimarca per continuare il dottorato c’è un appuntamento del quale sono davvero molto orgoglioso, ovvero, la presentazione del volume al termine della cerimonia di proclamazione dei professori emeriti dell’Università di Bologna. Il giorno sarà il prossimo 13 aprile, alle 17,30 presso l’Aula Magna di Santa Lucia, e avrò la possibilità non solo di presentare il libro, ma anche di consegnarne una copia al Rettore Ubertini».

Inoltre il ricavato è tutto in beneficenza. «Sì assolutamente. Mi fa piacere poter dire che nessuno, autori, collaboratori e intervistati hanno ricevuto compensi, e che l’intero ricavato della vendita del libro sarà devoluto alla FA.NE.P. Le uniche spese sono state, ovviamente quelle di stampa, sostenute grazie a enti patrocinatori e sponsor. Il libro si può trovare in tutte le librerie di Bologna e maggiori informazioni sono disponibili sul sito www.lagiovanedotta.it».

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