Mer. Set 18th, 2019

Più di un numero di maglia, intervista esclusiva a Marco Negri

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(foto Luglio Editore)

Marco Negri è stato bomber di razza, a due ripresa ha giocato anche a Bologna, con una stagione – la prima – decisamente positiva, meno brillante la seconda. Ma resta legato comunque ai colori rossoblù. Ed è inevitabile chiedergli un commento sul Bologna, il suo inizio di stagione, il suo mercato e gli attaccanti a disposizione di Roberto Donadoni.

 Un tuo parere sul mercato del Bologna «Il tifoso sogna e spera sempre nel nome altisonante, ma sono contentissimo dell’arrivo di Palacio, un giocatore davvero importante che darà tantissima qualità e alternative in attacco. Certo non penso possa giocare tutte le partite come sta facendo ora, ma fornisce alternative davanti sia come possibile spalla di Destro che, anche, come attaccante di riferimento in un attacco più leggero. A me piace tanto e farà vedere tutte le sue qualità esaltando le caratteristiche dei compagni di reparto».

Se parli di attacco inevitabilmente si pensa anche a Destro «Secondo me ci sono state troppe aspettative intorno a lui. Quando è stato acquistato il suo nome ha acceso decisamente le fantasie dei tifosi che, fin da subito, lo hanno paragonato ai grandi attaccanti del recente passato come Di Vaio e Gilardino. Bisogna però essere onesti e, se ripercorriamo le sue annate passate, non ha mai avuto uno score di reti segnate così alto».

Pensi debba fare di più? «Da ex attaccante so che la fiducia nei propri mezzi è la cosa principale. Non bisogna chiudersi in se stessi ed essere negativi se il gol non arriva, ripeto, forse le aspettative hanno influito sulle sue prestazioni, ma sulla carta non dovevano essere così alte. Mattia ha giocato in squadre forti come Roma e Milan, il talento e le qualità le possiede, ma deve tirare fuori il carattere e tutto quello che ha dentro. La società ha fatto un investimento importante su di lui, i tifosi si aspettano molto e spero, davvero, che quest’anno sia quello buono per la sua definitiva consacrazione».

Mentre invece per Verdi e Di Francesco può essere l’anno della svolta? «Può essere il loro anno, anche in chiave mondiali, se l’Italia riuscirà a qualificarsi. Le loro caratteristiche tecniche, brevilinei e col piede invertito rispetto alla fascia in cui giocano, sono fondamentali nel calcio moderno. Certo hanno le qualità per accendere la scintilla alla squadra e penso che Palacio possa aiutarli nella loro crescita, tra giocatori intelligenti ci si capisce. Un po’ come ho fatto io a inizio carriera a Udine».

Spiegati meglio «Quando ero ragazzo a Udine avevo davanti a me Abel Balbo, un mostro sacro, e pur giocando poco durante gli allenamenti lo osservavo per cercare di carpire i segreti del suo gioco. Nessun tecnico può insegnarti certe cose e penso che un grande giocatore, come Palacio, sia un valore aggiunto per i giovani in rosa».

C’è abbondanza in attacco: con quale modulo giocheresti? «È l’allenatore che decide cercando di far coesistere le caratteristiche dei giocatori a disposizione. Li vede tutti i giorni in allenamento e immagino che sia felice di avere problemi di abbondanza. Non vedo schemi più adatti di altri e starà alla capacità dello staff tecnico decidere il modulo partita dopo partita».

Adesso le cose vanno più che bene con le tre vittorie consecutive, ma nel recente passato Donadoni è stato duramente contestato. Cosa ne pensi? «Donadoni lo conosco bene avendolo avuto come allenatore a Livorno. La sua personalità è questa, molto seria, affidabile e rispettosa nei confronti dei giocatori, che tratta alla stessa maniera senza distinzioni. Un uomo molto con i pedi per terra, del resto lo era anche da giocatore nonostante fosse uno dei migliori centrocampisti al mondo. Ma è fatto così. Capisco che il tifoso bolognese ami altri tipologie di caratteri, ma le critiche ricevute sono più figlie delle passate stagioni».

Si poteva fare di più dunque. «Quando sai che hai un campionato nel quale ti salverai comunque vada, come quello dello scorso anno o di questa stagione, devi avere due obiettivi ben chiari: centrare qualche vittoria clamorosa con le grandi e lanciare qualche giovane dando un segnale forte a tutti. Una volta che il campionato sarà a posto questa è la strada da seguire, ma già dopo due giornate i risultati sono arrivati».

Infatti il sesto posto, pur con la Sampdoria che ha una gara in meno, è un inizio importante. «I punti parlano da soli e partire bene è fondamentale per tutti. Chiaro che bisogna lavorare e amalgamare bene il gruppo, ma visto che è stato confermato tutto lo staff tecnico per il terzo anno consecutivo, bisogna dare e avere fiducia. Ormai sappiamo come Donadoni si pone, inoltre penso che un altro giocatore, oltre a Palacio, sarà fondamentale per l’unione del gruppo».

Chi? «Poli, giocatore di sostanza ed esperienza che può dare il suo apporto in campo e nello spogliatoio. Lo vedo molto uno da gruppo e sembra anche un bravissimo ragazzo senza troppi grilli per la testa».

La nota stonata per lo spogliatoio è stato il caso Masina. «Ecco queste sono le cose più spiacevoli per giocatore e ambiente. Logico che Masina voglia fare i suoi interessi come, del resto, anche la società. Sono certo che Donadoni sia la persona più capace per gestire situazioni simili in spogliatoio, ma quello che mi auguro più di tutti è che l’ambiente rimanga tranquillo. In futuro, sia se Masina resti o vada via, la questione non deve lasciare strascichi fastidiosi e si deve risolvere in poco tempo. L’importante è sempre la squadra e un sostituto si trova sempre».

Infine hai progetti nel cassetto? «Questo mese sarò ad Ancona per presentare il libro sulla mia carriera “Marco Negri, più di un numero sulla maglia”, Luglio editore, uscito nel 2014 e dal chiaro sottotitolo: “Viaggio di una vita tra gol e dolori, colpi di testa e riflessioni”. Poi continuo con i camp per ragazzi che mi appassionano molto. Quest’estate ne ho fatti due, uno per il Milan a Perugia, e l’altro in Cina nello Sichuan, una esperienza molto particolare e interessante».

Oltre a comprare campioni a suon di dollari sanno anche giocare? «Diciamo che con una racchetta da tennis tavolo in mano sono molto meglio. Il calcio non fa parte della cultura cinese, non sono pronti a livello mentale, e questa generazione non riuscirà ancora a fare il salto di qualità. Forse fra 15 o 20 anni, se continueranno a lavorare, potranno arrivare a un livello più alto, ma al momento hanno solo tanta passione».

Quando ti rivedremo al Dall’Ara? «Spero davvero molto presto, sono molto curioso di questo Bologna e qualche partita verrò a vederla, i rossoblù sono sempre nel mio cuore».

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