Gio. Ago 22nd, 2019

Mihajlovic contro Inzaghi: tutti i numeri della rinascita

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Sinisa Mihajlovic

La tremenda mazzata rimediata contro il Frosinone sembrava aver compromesso in maniera irreparabile le speranze salvezza del Bologna: probabilmente il miracolo più grande compiuto da Mihajlovic, al momento, è proprio quello di aver rivitalizzato un gruppo uscito con le ossa rotte da quel nerissimo pomeriggio di fine gennaio.
Approfittando della pausa del campionato, complici gli impegni delle varie Nazionali in giro per il mondo, abbiamo provato ad analizzare, anche con l’ausilio di alcuni dati, la metamorfosi del Bologna da Inzaghi a Mihajlovic.

IL MODULO

Il cambio di modulo, con il passaggio dal 3-5-2 al 4-2-3-1 – o 4-3-3, sostanzialmente simile – ha consentito a molti giocatori di tornare nelle proprie posizioni naturali in campo, quelle in cui poter esprimere al meglio le proprie attitudini e le proprie caratteristiche.Contemporaneamente va registrato un repentino cambiamento per quanto concerne l’atteggiamento in campo: da squadra “reattiva”, spesso legata ai lanci lunghi, alle verticalizzazioni e alla conseguente rinuncia del possesso palla, il Bologna è divenuto in pochissimo tempo una squadra “proattiva”, intenzionata a giocarsi il proprio destino attraverso il fraseggio palla a terra, imponendo spesso e volentieri il proprio gioco all’avversario di turno, indipendentemente dalla caratura di quest’ultimo o al fatto di giocare tra le mura amiche od in trasferta.
Ogni gara fa chiaramente testo a sè, sia per quanto concerne l’avversario sia per gli sviluppi delle partite stesse: il dato medio del possesso palla nelle ultime 7 gare si assesta intorno al 50%, anche se in 4 circostanze il Bologna ha chiuso con un maggior possesso palla, con picchi del 55% al termine del primo tempo a Roma o del 64% in quel di Udine, senza perdersi in possessi sterili e/o meramente conservativi.
Il richiamo atletico deciso da Mihajlovic, per arrivare a maggiore dinamismo e intensità, unito ad un atteggiamento decisamente più propositivo e coraggioso anche in fase di pressione, ha permesso al Bologna di alzare il proprio baricentro di circa 5-6 metri rispetto al recente passato, senza perdere compattezza e senza allungarsi in campo, arrivando spesso e volentieri – in fase di possesso palla – ad occupare l’area avversaria con almeno 5 uomini.

LA CLASSIFICA

Una media da metà classifica, con vista Europa: i 10 punti conquistati da Sinisa Mihajlovic nei quasi 2 mesi di gestione della guida tecnica proietterebbero (potenzialmente) il Bologna a quota 40 punti in 28 gare, qualora ovviamente il tecnico serbo avesse iniziato la stagione sotto le Due Torri e avesse sempre mantenuto questo ritmo.
Numeri da parte sinistra della classifica, la stessa occupata dal Bologna dall’arrivo di Sinisa: nono posto in compagnia del Genoa a quota 10, bottino fondamentale per recuperare terreno nei confronti dell’Empoli e risucchiare completamente nei bassifondi Spal e Udinese, senza dimenticare un Cagliari costretto comunque a navigare a vista.A dir poco deficitario il rendimento di Inzaghi: 14 punti in 21 gare, parametrati sulle 38 uscite di campionato, non avrebbero permesso al Bologna, sempre in proiezione, di raggiungere quota 30 a fine campionato.

LA PRODUZIONE OFFENSIVA

Equazione semplice semplice: l’aumento considerevole del numero delle conclusioni ha permesso al Bologna di incrementare la propria pericolosità e, di conseguenza, la propria produzione offensiva.
Quasi raddoppiato il numero dei gol segnati: 9 nelle ultime 7 gare, circa il 40% in più come media rispetto alle 16 reti realizzate dal Bologna nelle prime 21 uscite di campionato.
Nelle prime 21 giornate di campionato il Bologna era arrivato al tiro in 181 circostanze, 84 delle quali verso lo specchio della porta e 97 fuori: 8,5 conclusioni circa di media a gara, di cui però solo 4 indirizzate in porta e 4,5 circa fuori dai pali.
Sono invece 77 i tiri tentati dai rossoblù nelle 7 gare con Mihajlovic dalla panchina, risultato che porta esattamente ad 11 la media per gara: 7 conclusioni verso la porta e 4 fuori.
Per verificare l’effettiva pericolosità di quanto prodotto basta affidarsi agli expected goals, valore numerico che misura i gol attesi(realizzati e subiti) all’interno delle gare: dalla prova con l’Inter a quella recente con il Torino, per quanto prodotto, il Bologna avrebbe meritato di mettere a segno quasi 13 gol (12,67 XG), mentre la realtà ci consegna “solamente” 9 gol realizzati, con diversi rimpianti in particolare per il primo tempo di Roma e per il finale della sfida contro il Genoa.
Il dato è impressionante, se si pensa che nell’intero campionato il Bologna avrebbe meritato circa 33 gol (32.61 XG): questo significa che il 39% circa dei “gol teorici” è arrivato nelle ultime 7 uscite, con il restante 61% circa relegato alle 21 gare di Inzaghi.

IN CONCLUSIONE

Certamente gli inserimenti di Sansone, Soriano e Lyanco hanno dato una svolta alla squadra, ma i restanti giocatori sono gli stessi avuti da Inzaghi nella prima parte di stagione: basti notare come diversi elementi, quali Mbaye, Dijks, Dzemaili, Poli, Orsolini per citarne qualcuno, abbiano a dir poco tratto giovamento dall’approdo in panchina di Sinisa Mihajlovic.
Re Mida il tecnico serbo, abile a rivitalizzare e a valorizzare una rosa spesso etichettata come mediocre, oppure completamente inadeguata la scelta estiva in termini di guida tecnica?