Gio. Dic 5th, 2019

Tempi Supplementari

Lo sport a Bologna, soprattutto

Gli uomini che hanno fatto il Bologna! (1ª parte)

4 min read
Decade per decade, dalla sua fondazione, gli eroi che hanno fatto grande il Bologna fc per festeggiare i suoi 110 anni di storia

Renato Dall'Ara ha fatto grande il Bologna che con lui ha conquistato 5 dei 7 scudetti e grande notorietà internazionale (foto www.bolognafc.it).

Per celebrare i gloriosi 110 anni di storia del Bologna abbiamo deciso di celebrare, per ogni decade, i personaggi che più hanno colpito la nostra immaginazione o che sono entrati nell’immaginario collettivo, come eroi in rossoblù, magari per molti anni, magari per uno solo.

La prima parte è dedicata a sei personaggi che hanno scritto la storia del Bologna tra il 1909 e il 1939. 

1909-19 Antonio Bernabeu e Giuseppe Della Valle 
Cosa unisce il Bologna al Real Madrid? Entrambe possono annoverare la presenza di un Bernabeu nella propria storia. Antonio, fratello maggiore del più noto Santiago, trascorse 3 anni come studente borsista al Collegio di Spagna tra il 1909 e il 1912. Uno dei fondatori del Bologna in quella domenica 3 ottobre 1909 alla Birreria Ronzani, Antonio Bernabeu era presente anche nella formazione della prima uscita ufficiale rossoblù, datata 20 marzo 1910, con avversario la Sempre Avanti!, altra compagine bolognese regolata per 10-0. Dopo la laurea tornò in Spagna per svolgere la professione di avvocato, senza però dimenticare il periodo trascorso a Bologna, come scriverà tanti anni dopo in una lettera al Club. 
Giuseppe Della Valle, di origine nobile, è stato il fratello minore di una schiera di calciatori legati alla storia del Bologna: Guido, fondatore del Bologna nel 1909 e nominato vice-presidente dello stesso, trovò la morte durante la Prima Guerra Mondiale nel 1915, mentre Mario militò nella squadra tra gli anni Dieci e gli anni Venti dello scorso secolo. Settimo capocannoniere di sempre della storia rossoblù, Della Valle III indossò la maglia del Bologna tra il 1916 e il 1931, realizzando 104 reti in 208 presenze. Nel suo palmares da giocatore può vantare gli scudetti 1924-25 e 1928-29, di cui il primo conquistato come capocannoniere stagionale della squadra.

1919-29 Angelo Schiavio ed Hermann Felsner 
Miglior marcatore di sempre della storia del Bologna con 251 reti: le 242 in campionato fanno di Anzlén – nato e cresciuto a Bologna – il quarto marcatore di tutti i tempi in serie A, pre e post girone unico, dietro solamente ad altri mostri sacri come Piola, Meazza e Totti. 
A livello di palmares Angelo Schiavio vince ben 4 scudetti tra il 1925 e il 1937, 2 Coppe dell’Europa Centrale tra il 1932 e il 1934, sollevate superando le più forti squadre austroungariche dell’epoca, e il Torneo Internazionale dell’Expo Universale di Parigi 1937, vera e propria antenata della Champions League odierna. 
E soprattutto l’amore eterno giurato al Bologna nel 1932, nonostante la serratissima corte dell’Inter: i tentativi di portarlo a Milano da parte di Giuseppe Meazza e dell’allora presidente nerazzurro Pozzani caddero nel vuoto. Questo era l’Angiolino. 
Hermann Felsner è uno degli allenatori più importanti della storia rossoblù, colui che inaugurò l’epopea dello “squadrone che tremare il mondo fa”: Felsner, laureato in Giurisprudenza e istruttore di ginnastica, nel 1920 rispose ad un annuncio postato dal presidente Medica su un quotidiano viennese e, dopo esser stato visionato da Arrigo Guidi (altro padre fondatore del Bologna nel 1909) ne divenne l’allenatore, conducendo in due periodi diversi la squadra a 4 scudetti vinti tra il 1925 e il 1941.

1929-39 Renato Dall’Ara e Arpad Weisz 
Leandro Arpinati, negli anni presidente del Coni, della Federcalcio e tifosissimo del Bologna, dove trasferisce anche la sede della Figc, e “padrino” del primo Bologna scudettato vuole anche la realizzazione dello stadio, il primo in Italia con queste caratteristiche. Ma nel 1933 cade politicamente in disgrazia, così i vertici bolognesi del partito fascista obbligano l’imprenditore reggiano – ma trasferitosi da anni nel capoluogo – Renato Dall’Ara, a diventare prima commissario e poi presidente del Bologna. Corre il 1934 e Dall’Ara rimane presidente per 30 lunghi anni, sino alla morte, alla vigilia del settimo scudetto che non vede mai. Un’epoca di successi, come testimoniano i cinque scudetti, una Coppa Europa, il prestigioso Torneo dell’Esposizione di Parigi del 1937 e la Mitropa Cup del 1961. 
Il capolavoro lo compie agli inizi degli anni ‘60, portando sotto le Due Torri due giocatori come Nielsen ed Haller e affidando la squadra a Fulvio Bernardini: lo “squadrone che tremare il mondo fa” conquista nel 1964 un incredibile titolo ai danni dell’Inter di Herrera appena diventato campione d’Europa, successo che Dall’Ara non può vivere poiché stroncato da un infarto pochi giorni prima della sfida, dopo una lite avuta in Lega con il presidente interista Moratti mentre si stava organizzando lo spareggio di Roma. 
Arpad Weisz invece passa dal successo alla tragedia nel giro di pochissimo tempo: subentrato in corsa alla guida del Bologna nel 1935, dopo una carriera italiana che l’aveva già visto sedersi sulle panchine di altre squadre italiane, tra cui quella dell’Ambrosiana-Inter con cui vince uno scudetto nel 1930 e lanciato a 16 anni Giuseppe Meazza. 
La sua esperienza sotto le Due Torri dura 3 anni, durante i quali conquista due tricolori consecutivi e il già citato Trofeo Dell’Expo di Parigi: all’apice della propria carriera Weisz, in quanto ebreo, nel 1938 si vede improvvisamente privato di qualsiasi diritto e del proprio lavoro dalle famigerate leggi razziali. 
Costretto a riparare prima in Francia e poi nei Paesi Bassi, nell’agosto del 1942 viene arrestato assieme alla famiglia nella città di Dordrecht: costretti ad un tragico pellegrinaggio attraverso campi di lavoro e lager, nell’ottobre del 1942 la moglie Elena e i figli Clara e Roberto vengono condotti nelle camere a gas di Auschwitz, mentre Arpad Weisz trova la medesima sorte il 31 gennaio 1944, quindici mesi dopo i propri cari. 
L’orrore del nazifascismo non guarda in faccia a nessuno. 

(fine prima parte)