Gio. Dic 5th, 2019

Tempi Supplementari

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Gli uomini che hanno fatto il Bologna! (2ª parte)

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Decade per decade, dalla sua fondazione, gli eroi che hanno fatto grande il Bologna fc per festeggiare i suoi 110 anni di storia

Fulvio Bernardini è stato il tecnico dell'ultimo scudetto rossoblù.

1939-49 Gino Cappello e Cesarino Cervellati 
Gino Cappello
, uno dei più grandi giocatori della storia del Bologna, ha la sfortuna di militare in una squadra non cosi competitiva: fortemente voluto dal presidente Dall’Ara, arriva dal Milan in uno scambio con Testina d’oro Puricelli. Con la maglia del Bologna Capeo disputa ben 11 stagioni dal 1945 al 1956, per un totale di 260 presenze tra Serie A, Coppa Italia e Mitropa Cup, con 101 gol realizzati. Subito dopo il ritiro rests a vivere a Bologna in pieno centro storico, aprendo in Via Castiglione una tabaccheria-drogheria. 
Cesarino Cervellati è una delle più grandi ali della storia del Bologna: nativo di Baricella, la sua carriera si dipana tutta, tra il 1948 al 1962, unicamente con i colori rossoblù. Per lui 320 presenze tra Serie A, Coppa Italia e Mitropa Cup, oltre a 88 gol. È presente nella magica giornata del 7 giugno 1964, quella del settimo scudetto e dello spareggio con l’Inter, da vice di Fulvio Bernardini. Successivamente Cervellati allena il Bologna a più riprese, guidando la squadra alla salvezza tra il 1968 e il 1979, sino all’ultimo incarico nel 1983. 

1949-59 Gino Pivatelli ed Ezio Pascutti 
Gino Pivatelli
 è uno dei centravanti più prolifici della storia del Bologna, con 109 gol realizzati che ne fanno il 5º miglior marcatore ogni epoca della storia del club ed il 2º miglior marcatore nel dopoguerra, dietro solo a Pascutti. Attaccante veneto, approda in Emilia dal Verona nel 1953 e si lega per 7 stagioni al Bologna a suon di gol, in particolare nella strepitosa stagione 1955-56, chiusa con 29 reti in 30 gare ed il titolo di capocannoniere della Serie A, unico giocatore italiano a riuscirci negli anni ‘50. Ceduto agli inizi degli anni ‘60, in seguito ha la soddisfazione di alzare al cielo con il Milan la Coppa Campioni e la Coppa Intercontinentale. 
Solo Ezio Pascutti, appunto, fa meglio di lui nel dopoguerra: l’attaccante friulano ha nel proprio DNA il gol, con 130 reti senza l’ausilio di alcun rigore. Inoltre, per tantissimi anni, Pascutti detiene il record di gol consecutivi in campionato (12 in 10 gare, nella stagione 1962-63). Un record infranto, unicamente nel 1994, da un altro mostro sacro come Gabriel Batistuta. Notato da Gipo Viani in Friuli giunge a Bologna nel 1955, con cui disputa tutta la propria carriera da professionista: 296 presenze complessive, condite dalle 130 reti sopracitate, dalla Mitropa Cup vinta nel 1961 e dallo storico 7º scudetto nel 1964.

1959-69 Giacomo Bulgarelli e Fulvio Bernardini
Bulgarelli e Bernardini rappresentano questa decade forse più di altri, ma la menzione d’onore è per tutta quella squadra capace di vincere nel 1964 uno scudetto giunto al termine di un’annata di veleni, complotti, dolori, sospetti e amarezze. 
Una storia irripetibile quella dell’Onorevole Giacomino Bulgarelli, che con cuore e orgoglio indossa la divisa rossoblù in 488 circostanze (391 in Serie A) mettendo a segno 56 reti, numeri che ne fanno il giocatore con più presenze di sempre nella storia del Bologna, sia in totale, sia in Serie A. Dall’esordio nel 1959 fino al ritiro arrivato nel 1975, Bulgarelli lega il suo nome in maniera indissolubile alla maglia rossoblù, rifiutando le offerte provenienti da altri club, su tutte quella del Milan a inizio anni Settanta. Il suo palmares vanta ovviamente lo scudetto del 1964 e le due Coppe Italia vinte nel 1970 e nel 1974: onorevole Giacomino, salute! 
«Cosi si gioca solo in paradiso» dice Fulvio Bernardini dopo il 7-1 contro il Modena, roboante punteggio ottenuto nella stagione 1962-63. Giunto sotto le Due Torri nel 1961, non ha un legame cosi saldo con il presidente Dall’Ara, ma entrambi formarono una coppia vincente. Bernardini, alla terza stagione a Bologna, plasma la sua creatura e scrive semplicemente la Storia con la s maiuscola: lo scudetto conquistato nella sua Roma, nel giugno 1964, arriva al termine di una stagione viziata dal caso doping che coinvolge ben cinque giocatori del Bologna. Fulvio Bernardini è accusato (e inizialmente squalificato per 18 mesi) di aver somministrato sostanze proibite ai propri giocatori: poi tre avvocati bolognesi ricorrono alla magistratura ordinaria che fa rianalizzare i campione di urine dei cinque e scopre la macchinazione – il livello di anfetamine è tanto alto da dopare un cavallo – per la quale, però nessuno ha mai pagato, né è stato indagato. La magistratura scagiona il Bologna e la Caf, ovviamente, deve adeguarsi e nel maggio 1964 restituisce i 3 punti al Bologna, che a fine anno chiude a pari merito dell’Inter. Non c’è un regolamento che preveda cosa fare: viene addirittura proposto di assegnare (chissà perché poi) lo scudetto all’Inter, ridando al Bologna quello che le sarebbe spettato come seconda classificata alle spalle del Torino che si era visto revocare il titolo del ’27. Un’assurdità totale. Si decide così per il primo e unico spareggio – almeno per assegnare lo scudetto – della storia del calcio italiano. Negri, Furlanis, Pavinato, Tumburus, Janich, Fogli, Perani, Bulgarelli, Nielsen, Haller, Capra: l’undici mandato in campo da Bernardini che, in quel caldo pomeriggio del 7 giugno, riporta 23 anni dopo lo scudetto a Bologna.

(fine seconda parte)