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«I’m there, you are here»: Zaki e altri ritratti di Gianluca Costantini in mostra a Bologna

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La mostra del ravennate Gianluca Costantini, a Attitudes, spazio delle Arti, in Strada Maggiore, 90, ospita ritratti dell'artista impegnato in prima persona nella lotta per i diritti umani

Quante volte hai attraversato Piazza Maggiore, nel cuore di Bologna, incrociando il volto di quel giovane occhialuto? Lo stesso che oggi trovi pochi metri più avanti, mentre osserva la città in movimento, ai piedi delle Due Torri. Se passi distrattamente, quello impresso sul manifesto può sembrarti un sorriso. Ma poi allarghi il campo visivo. Metti a fuoco le braccia conserte, costrette dal filo spinato. «Freedom for Patrick Zaki». Già, Patrick Zaki. Altro che sorriso.

Prima di essere consegnata al mondo intero e diventare il simbolo della campagna lanciata da Amnesty International per la sua scarcerazione, l’immagine di Patrick veniva abbozzata nel suo studio da Gianluca Costantini, artista attivista che realizza disegni, impegnato da anni sul tema dei diritti umani. Gianluca vive a Ravenna e insegna Arte del fumetto all’Accademia delle Belle Arti di Bologna. La gigantografia che si affaccia dalle Torri nella sua versione originale è esposta in una cornice dorata di appena pochi centimetri alla mostra I’m there, you are here, ospitata da Attitudes_spazio alle arti, al civico 90 di Strada Maggiore. Un piccolo, ma intenso percorso, visitabile in forma completamente gratuita dal 5 giugno al 9 luglio. Per farlo, basta prenotarsi online.

All’interno della mostra anche il ritratto di Giulio Regeni e un numero incredibile di volti e storie meno noti, che attraversano ogni angolo della Terra e, nelle mani di Costantini, diventano cartina di tornasole di diritti umani calpestati. Le storie che fanno la Storia, ma che non sempre vengono diffuse da giornali e televisione. Il mondo è pieno di Zaki e Regeni che nessuno racconta. Di nomi che un Occidente ignaro fa fatica persino a pronunciare, come quello di Ali Al-Nimr, attivista minorenne condannato alla crocifissione dal regime saudita e detenuto in carcere, a cui Gianluca dedica uno dei disegni esposti.

Ma a qualcuno i suoi ritratti non piacciono. Un’intera parete della mostra ospita i casi più eclatanti di disegni incriminati e i relativi dossier. Quello del presidente israeliano Netanyahu è costato a Costantini l’accusa di antisemitismo da parte dell’estrema destra americana e la conseguente interruzione del rapporto di collaborazione con la Cnn. Quello del presidente turco Erdogan gli è valso l’accusa di terrorismo e l’interdizione al territorio turco.

Dove il potere censura, il popolo svela. Sul binario opposto, infatti, le persone si appropriano “dal basso” dei suoi disegni, ne fanno strumento di denuncia, slogan da urlare nelle piazze, bandiere da esibire durante le manifestazioni. La mostra, oltre alle illustrazioni di Gianluca, raccoglie i video e le testimonianze fotografiche di chi ha utilizzato le sue opere per dare forma alla propria protesta. Il graphic journalism di Costantini, questo modo di fare giornalismo attraverso le immagini, dimostra come sia possibile arrivare al cuore e alla pancia della gente, aggirando i bavagli e valicando i confini. Anche di quelle terre dove ti hanno detto che non devi metterci più piede.